• Dott. Stefano Andreoli

"Chernobyl": tra scienza, verità e menzogne.

"Chi vuol cercare la verità e proclamarla davanti all'intera umanità è destinato a soffrire." K. Gibran - La voce del Maestro

"Chernobyl" (J. Renck, 2019, premio Emmy e TCA Award), oltre che ad essere, stilisticamente parlando, una delle migliori serie tv mai viste, è un'opera perfetta per i tempi odierni: mette in scena infatti con efficace maestria il ruolo della verità all'interno della società, dove la scienza oramai ha perso totalmente importanza una volta in cui inevitabilmente si trova a cozzare contro le leggi proprie della politica, delle istituzioni, dell'ideologia culturale, del pregiudizio e del luogo comune. Finchè alla fine tutto diventa plausibile, verosimile, attendibile, così accettabile da non doverci nemmeno più prendere la briga di continuare a cercare, capire, domandare, esplorare, scavare. Finchè alla fine, in mezzo a tutto questo caos che persuade per spossatezza e complessità, non rimangono che le menzogne e il loro peso schiacciante, sopra alla verità seppellita dai detriti che ogni tanto, per fortuna, qualche pazzo coraggioso si ostina a sgomberare.


“Essere uno scienziato significa essere un ingenuo. Siamo così concentrati sulla nostra ricerca della verità, che non riusciamo a considerare quanto pochi in realtà vogliono davvero che la troviamo. Ma è sempre là, che la vediamo o no, che la scegliamo o no. La verità non si preoccupa dei nostri bisogni o desideri. Non si preoccupa dei nostri governi, delle nostre ideologie, delle nostre religioni. Rimarrà là in agguato per sempre. E questo, finalmente, è il dono di Chernobyl. Quando un tempo avrei temuto il costo della verità, ora mi chiedo solo: qual è il costo delle bugie?” Valerij Alekseevič Legasov


"Diffidenti al massimo verso la potenza degli umani moti di desiderio, verso le tentazioni del principio di piacere, pur di acquisire un rammento di sicurezza oggettiva essi sono disposti a sacrificare tutto: l'abbagliante splendore di una teoria priva di lacune, l'esaltante coscienza di possedere una compiuta visione del mondo, la tranquillità psichica che deriva da ampie motivazioni per agire opportunamente ed eticamente. Al posto di tutto ciò essi si accontentano di qualche sparso frammento di conoscenza e di ipotesi fondamentali non troppo precise e passibili di qualunque rettifica. Anzichè spiare l'occasione che consenta loro di sottrarsi alla costrizione delle leggi fisiche e chimiche conosciute, essi nutrono la speranza che si palesino leggi naturali più comprensive e più profonde alle quali sono pronti a sottomettersi. Gli analisti sono in fondo degli inguaribili meccanicisti e materialisti, anche se non intendono certo derubare lo psichico e lo spirituale delle loro peculiarità che ancora non si conoscono."

S. Freud, Psicoanalisi e telepatia (1921)


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