• Dott. Stefano Andreoli

Compendio sulla natura del sogno in psicoanalisi: la risorsa più preziosa dell'homo sapiens.

Aggiornato il: apr 18



“Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.” W. Shakespeare

Ogni notte si sogna, non una, ma tutte le notti: sognando costruiamo un mondo completamente di nostra creazione come un’esperienza viva e reale dove tutto puo’ accadere senza la minima considerazione delle leggi della fisica, del tempo e dello spazio. Eppure la maggior parte delle persone oggi considera i sogni come qualcosa di futile, casuale e senza alcuna importanza solo perchè non seguono le leggi logiche della veglia.


Tuttavia questo linguaggio, oramai dimenticato dall’uomo contemporaneo, era tenuto in grande considerazione dai popoli del passato (le culture onirofile come gli egizi, i greci, gli arabi...), convinti che i sogni recassero un messaggio importante, profetico, di origine divina, se solo si fosse stati in possesso della giusta chiave per decifrarli e interpretarli (come accadeva nel celebre tempio di Asclepio). Certe società sciamaniche erano solite addirittura utilizzare sostanze psichedeliche (come il peyotl, la datura o l’ayahuasca) affinchè anche da desti potessero attingere alle rivelazioni intime dei sogni. Infatti quello dei sogni è forse l’unico linguaggio universale del genere umano, con una grammatica comune a tutte le culture e identica per ogni civiltà della storia. Non a caso il mito, e più tardi la fiaba, fino ad arrivare al prodotto della modernità, il cinema, non sono altro che il riflesso esteriore, il prodotto concreto di quell’attività interiore che è l’atto di sognare.


“I sogni decaddero ulteriormente nel giudizio dell’uomo moderno. Essi vennero considerati delle semplici assurdità, indegne dell’attenzione dell’uomo adulto, assorbito da attività importanti come la costruzione di macchine e che si considerava ‘realista’ semplicemente perchè non vedeva null’altro all’infuori della realtà delle cose che poteva conquistare e manipolare.” E. Fromm (1951, p.12)


L’inconscio infatti possiede una preziosa saggezza di cui ci possiamo fidare e i sogni ne rappresentano la migliore finestra sui cui poter affacciarsi: grazie alla sua comprensione si possono ridurre i rischi di agire ciecamente sotto la spinta inconsapevole di emozioni o esigenze inconsce che premono per la loro espressione (attraverso acting-out o lo sviluppo di sintomi). Invece che fermarsi ad ascoltare quel che vuol comunicare l’inconscio, il più delle volte si preferisce direttamente scegliere l’azione come modalità per affrontare problemi e prendere decisioni con la convinzione di riuscire così a sbarazzarsi dei propri conflitti interni. Tuttavia, nonostante l’utilizzo di pensieri che fungono da razionalizzazioni per fornire un senso alle condotte intraprese, tali azioni finiscono il più delle volte in pentimenti o in incomprensibili ripetizioni a cui non si riesce a dare spiegazione.


Contrariamente quindi a quanto comunemente si creda, i sogni non sono prodotti immaginari insensati e isolati dalla realtà, ma piuttosto costituiscono un ritratto fedele del mondo interiore e del mondo reale in cui vive il sognatore, dove assolutamente nulla è casuale. Di fatto, riuscire a comprendere i nostri sogni ci permette di essere in contatto con le parti più profonde e autentiche della nostra personalità, assicurare stabilità ed equilibrio emotivo, e soprattutto ci consente di capire quale sia il modo migliore per risolvere i problemi quotidiani attraverso una creatività di cui non disponiamo con la semplice ragione della vita diurna.


E’ necessario prendere atto di come il fuggire dai sogni significhi fuggire da quelle che sono le esperienze emotive fondamentali della nostra vita” R. Langs (1988, p.115)


[In fondo all’articolo è presente un sogno d’esempio e la sua decodificazione alla luce dei principi qui esposti]



Premesse neuroscientifiche e psicodinamiche

“Chiunque può fuggire nel sonno, siamo tutti geni quando sogniamo, il macellaio e il poeta sono uguali là.” E.M. Cioran

Al sogno non si puo’ non associare direttamente quella fase del sonno, tuttora non pienamente compresa, che è la fase REM o sonno paradosso (Aserinsky & Kleitman, 1953). Infatti durante questa fase (solitamente di oltre 3 ore) accadono affascinanti processi:


  • Compaiono i sogni più intensi, ricchi, vividi e complicati (nonostante possano presentarsi durante tutte le fasi del sonno) come attività automatiche da un punto di vista biologico;

  • il cervello crea nuove connessioni tra le sinapsi dei neuroni (producendo quindi nuove vie associative);

  • l’attività cerebrale generale raggiunge il suo picco per quanto riguarda l’area corticale, mentre si riduce l’attività dell’amigdala e dell’ippocampo (che controllano l’intensità e la risposta emotiva) e il ruolo dei neurotrasmettitori adrenergici (implicati nello stress e nell’arousal);

  • la muscolatura volontaria raggiunge la massima inibizione (atonia muscolare) e compare il fenomeno del rapid eye movement;

  • Per il 95% della sua durata i genitali sono eccitati sia nell’uomo che nella donna, perfino nei neonati;

  • l’appagamento e la scarica della tensione somatica (di origine sessuale) non potendo trovare accesso alla motilità (a causa della paralisi della muscolatura volontaria), verrebbero sostituiti dall’allucinazione sensoriale onirica (il sognatore è convinto di stare realmente vivendo l’esperienza onirica);

  • Inoltre è stato ipotizzato che il processo descritto dalla psicoanalisi che consente di vivere nel sogno vari aspetti di sé interiorizzando l’ambiente sociale esterno (identificazione), possa essere prodotto da un’iperattivazione dei neuroni specchio.


L’attività della fase REM ha un’importanza neurofisiologica tale che in condizioni di privazione del sonno REM si hanno influenze peggiorative sull’umore, sulla memoria, sulle abilità di coping, sulla capacità di affrontare stimoli stressanti e sulla quantità compensatorie di fantasie a occhi aperti.


Anche gli studi non prettamente di stampo psicoanalitico (Bucci, 1994 [1]; Epstein, 1994; Lichtenberg J.D., Lachmann F. & Fosshage J. 1992 [2]) hanno confermato le vecchie scoperte freudiane sull’esistenza di due tipologie parallele di attività mentale, ognuna delle quali con validità e logica distinte nell’elaborazione di stimoli e informazioni. La psicoanalisi le ha suddivise in sistema cosciente e sistema inconscio profondo.


L’inconscio puo’ essere descritto banalmente come una sorta di magazzino caotico e stracolmo di ogni tipo di materiale, che il conscio utilizza come un ripostiglio, soprattutto per le cose spiacevoli e dolorose. Infatti la psiche è strutturata in modo da ridurre al minimo la sofferenza mentale diretta, cosicchè per far fronte alla complessità dei problemi emotivi, il conscio accantona nel sistema inconscio problemi emotivi (questioni relative a preoccupazioni, bisogni, percezioni...) che, in maniera inconsapevole e difensiva, ha respinto durante la vita diurna. I sogni diventano quindi un ponte che collegano il noto all’ignoto.


Il sintomo di fatto funziona con le medesime modalità dei sogni, rappresentando anch’esso un prodotto mascherato che ha preso il posto di un vissuto interiore inconscio, cosicché la persona non debba, a livello cosciente, prenderne consapevolezza. Un fenomeno che rispecchia un’insuccesso nel far fronte positivamente ad una problematica interiore, al pari della natura dell’incubo in cui il sogno non “svolge bene il suo compito” e si sperimenta angoscia. Il sintomo dimostra che se l’inconscio non viene ascoltato per troppo tempo, intensi conflitti interiori possono trovare nel canale somatico o emotivo una via d’espressione; solo una volta in cui viene aperto e liberato il canale di comunicazione con il conscio, il canale d’espressione sintomatica perde ragion d’essere.


Curioso inoltre come già gli indiani e gli antichi greci avevano scorto nei sogni anche la “funzione profetica” nel diagnosticare le malattie del sognatore attraverso alcuni simboli fissi che potevano indicarne sintomi fisici: infatti durante il sonno il sognatore ha modo di notare e sperimentare in modo molto più acuto i mutamenti che avvengono nel corpo, con la possibilità quindi di trovare le prime avvisaglie della presenza di una malattia nelle immagini di un sogno.


La prospettiva classica

“I sogni servono come una valvola di sicurezza per il cervello sovraccarico. Essi possiedono un potere terapeutico e ristoratore.” S. Freud

Fu per merito di Freud (1899) se i sogni tornarono ad acquisire importanza e significato attraverso un edificio teorico che fosse in grado di sistematizzarne processi e strutture comuni tanto nel “sano” quanto nel “malato”. Per Freud il sogno era “la via regia per l’inconscio”, ossia l’accesso in un mondo irrazionale fatto di energie istintuali che premono per essere liberate costituite da desideri, idee, percezioni, sentimenti e ricordi che sono stati banditi (rimossi) allo stato cosciente.


Freud comprese come il linguaggio usato nei sogni dall’inconscio (processo primario) differisse dalle modalità di pensare razionale conscio (processo secondario), essendo dotato di caratteristiche e processi peculiari, in quanto:


  • lavori prevalentemente per immagini con un linguaggio analogico, ossia non verbale, in cui le rappresentazioni di parole vengono trasposte in rappresentazioni di cose: susseguendosi come in una pellicola di un film le immagini esprimono anche i rapporti logici tra i suoi vari elementi e possono raffigurare significati anche opposti in grado di convivere sotto la medesima rappresentazione;

  • sia veicolato prevalentemente da emozioni (gli affetti) che subendo trasformazioni minori rispetto al resto del materiale onirico, rappresentano la via più attendibile per la comprensione dei significati del sogno;

  • disponga di un’intera gamma di ricordi totalmente “assenti” durante lo stato vigile (ipermnesia);


Nel sogno la spinta dell’inconscio, non potendo trovare gratificazione all’esterno attraverso la motilità (fase REM), prende una direzione regressiva verso la percezione attraverso un soddisfacimento allucinatorio in immagini. Tuttavia anche nel sonno, come si è visto il cervello è tutt’altro che inattivo: da una parte i processi inconsci (rimossi) premono per manifestarsi, dall’altra essi, per non generare affetti spiacevoli (angoscia), vengono camuffati per potersi esprimere senza che il sognatore se ne possa accorgere e quindi svegliarsi. Al pari di quelle dell’inconscio, le forze rimuoventi continuano quindi ad operare durante il sonno, anche se in modo più ridotto.


In tal senso il sogno svolge una doppia funzione: da una parte permette alla persona di dormire ritirando ogni investimento dal mondo esterno (narcisismo dell’Io) e dall’altra allenta le briglie ai contenuti inconsci che non obbediscono al desiderio di dormire e riescono a passare quindi di “contrabbando”. Cosa che puo’ accadere solamente mediante un compromesso: l’inconscio viene messo in scena ma in maniera camuffata e deformata per garantire al sognatore di continuare a dormire senza venire svegliato dal contenuto disturbante. Questo processo di camuffamento e distorsione è detto lavoro onirico, ed opera attraverso peculiari meccanismi:


  • spostamento: gli affetti legati ad una rappresentazione sono separati e spostati su un altro contenuto irrilevante, lontano dal precedente (rendendo introvabile la fonte originaria dell’emozione annessa). In altre parole uno stimolo emotivamente disturbante viene allontanano dalla fonte originaria per essere elaborato in qualche altro contesto che ha degli aspetti in comune, ma che genera molta meno angoscia. Ad es. il sognatore che di giorno ha avuto una discussione dolorosa con la propria moglie, nel sogno si infuria intensamente per un futile motivo con qualcun altro che le assomiglia.


  • condensazione: è il processo inverso dello spostamento, ossia investimenti che appartenevano a rappresentazioni diverse vengono unificati in una sola rappresentazione aumentandone l’efficacia e l’intensità. La condensazione viene agevolata dalla somiglianza e dalla comunanza di rappresentazioni distinte, formando un compromesso di elementi somiglianti, una rappresentazione ibrida. Ad es. un personaggio maschile autoritario che susciti timore nel sogno, puo’ essere rappresentato con le fattezze del padre del sognatore, somigliare ad un vecchio professore molto severo, e avere anche caratteristiche fisiche del proprio datore di lavoro; poco importa se le persone sono diverse, l’esperienza interiore è la medesima.


  • simbolizzazione: che siano convenzionali/culturali, personali o universali, i simboli sono un modo tipico d’esprimersi dell’inconscio per rappresentare contenuti ai quali altrimenti non sarebbe consentito l’accesso alla coscienza. Essi sono in grado di arricchire esponenzialmente i significati e le sfumature di una rappresentazione e allo stesso tempo svolgono egregiamente l’obiettivo di mascheramento (attraverso una sorta di integrazione tra spostamento e condensazione). Ad es. rappresentare qualcuno come un leone potrebbe indicare sia l’ammirazione della bellezza e della maestosità di quella persona, ma anche esprimere il terrore dinanzi alla sua ferocia e potenza (col rischio di venirne divorati).


Assieme al lavoro onirico è pur presente anche la censura onirica (del Super-Io, quindi degli aspetti morali) che, tutt’altro che addormentata, produce smorzamenti, approssimazioni, allusioni, dimenticanze soprattutto inerenti a tutti quei contenuti “biasimabili” sotto il profilo etico, estetico o sociale. A ciò si aggiunge l’elaborazione secondaria, ossia un processo automatico che cerca di interpolare, colmare vuoti, appianare incoerenze e contraddizioni sul piano logico nel momento in cui il sognatore al risveglio ricorda il sogno e cerca di fornirne una facciata sensata.


Se il contenuto inconscio è troppo intenso, sfugge alla censura o si palesa per com’è senza deformazione, allora il sognatore manifesta la tipica angoscia sperimentata nell’incubo (sogno d’angoscia): se quindi il lavoro onirico e la censura non riescono a trattare in maniera efficace i contenuti inconsci, allora il sonno viene perturbato e il sognatore si sveglia. Quando l’angoscia della vita onirica diventa troppo intensa e ricorrente, allora puo’ sopraggiungere l’insonnia: si rinuncia al sonno per timore del fallimento della funzione del sogno. Da ricordare che l’incubo non ha niente a che vedere con il cosiddetto “terrore o panico notturno”: quest’ultimo infatti non produce nessuna immagine o pensiero onirico, è presente solo nel sonno non REM, è costituito solo da un’angoscia dilagante di cui quasi sempre la persona non ha ricordo al risveglio (non c’è discontinuità tra veglia e sonno come accade coi “brutti sogni”), e si presenta molto più frequentemente nei bambini piccoli.


Tutto ciò che rimane in memoria al sognatore una volta in cui lo ricordaa consciamente al risveglio comprende il contenuto manifesto. Questo è il risultato del lavoro onirico che, cooperando con la censura, produce il sogno così come appare, cioè strano, incomprensibile, bizzarro, assurdo: una sorta di rebus atto a celare gli autentici significati del sogno (contenuto latente).


Affinchè il contenuto inconscio possa esprimersi, il sogno utilizza processi di pensiero investiti emotivamente che hanno avuto luogo durante il giorno (residui diurni) e che rappresentano i mattoni del sogno: essi possono contenere “desideri o paure che non sono state eliminate, oppure intenzioni, riflessioni, ammonimenti, tentativi di adattamento al compito in corso” (Freud, 1899). Tuttavia il più delle volte nel sogno non compaiono in modo chiaro e diretto le esperienze che sono state significative durante il giorno, bensì elementi recenti banali, indifferenti, futili, poco degni di nota legati però associativamente con le vicende originarie: questi dettagli servono all’inconscio per spostare i propri investimenti originari al fine di sfuggire alla censura.


Secondo Freud affinchè possa generarsi il sogno deve comunque essere sempre presente un desiderio inconscio (rimosso) di origine infantile, ossia il vero motore primario del sogno. Anche se ciò non esclude che possano venire espressi, in maniera più o meno chiara, anche altri desideri (comunque connessi al desiderio inconscio):


  • derivanti da bisogni fisiologici in atto durante il sonno suscitati da fonti somatiche (fame, sete, dolore, stimoli uditivi...);

  • quelli consci e preconsci (residui diurni) sperimentati durante la vita diurna (anche quelli inappagati ma senza aver subito rimozione);

  • da parte della censura (Super-Io), in quelli che appaiono come “sogni di punizione” nel contenuto manifesto.: il desiderio inconscio che non è stato sufficientemente mascherato per sfuggire alla censura porta al sognatore il desiderio di espiare tramite punizione.


Fanno eccezione i sogni nei quali il sognatore rivive ciclicamente delle esperienze fortemente traumatiche (nevrosi traumatiche) in cui non è possibile rintracciare alcun desiderio latente se non quello di rievocare l’evento traumatico al fine di elaborarne gli affetti penosi provati, spesso attraverso la trasformazione delle tracce mnestiche dell’evento traumatico in appagamenti di desiderio che possano portare ad una sorta di “lieto fine”.



La prospettiva relazionale e contemporanea

“Un sogno è un microscopio attraverso il quale osserviamo gli avvenimenti nascosti nella nostra anima.” E. Fromm

Fu Jung (1915)[3] per primo a sostenere che se il sogno mette in scena desideri del passato, è altrettanto vero che è orientato anche verso il futuro, rivelandone scopi e vie da seguire (“il sogno premonitore”): questo perchè secondo Jung l’inconscio è dotato di un’intelligenza talvolta di gran lunga superiore alle capacità introspettive e logiche coscienti. Infatti a dispetto di quanto si creda, in realtà nella vita onirica si diventa più saggi, intelligenti e arguti rispetto a quella diurna: è ormai risaputo come in sogno si riescano a risolvere in maniera creativa problemi di natura intellettuale o di ordine pratico a cui il sognatore non era stato in grado di trovar soluzione in stato di veglia. Alcuni esempi si trovano nella scoperta della struttura molecolare della benzina di Kekulè nel ‘800 (sognandosi un serpente che si mordeva la coda), nella composizione del celebre Trillo del Diavolo di Tartini (suonata in sogno da un folletto alla testata del letto), la scoperta di una formula matematica di Newman, la rappresentazione della tavola periodica degli elementi di Mendeleev, l’invenzione della macchina da cucire di Elias Howe, la composizione di Yesterday di Paul McCartney...


Autori successivi (Ferenczi, 1931 [4]; Fairbairn, 1944 [5]; French & Fromm, 1964; Garma 1966; Kohut 1977 [6]) hanno tutti sottolineato come il sogno rappresenti un tentativo di trovare soluzioni a problemi quotidiani di natura affettiva o pratica: sperimentando percezioni e condotte per creare nuovi scenari relazionali per quanto riguarda i rapporti dell’Io con l’ambiente o cercando di ripristinare uno stato del Sè coeso e positivo una volta in cui viene minacciato di frammentazione. In generale questi autori hanno sottolineato la funzione traumatolitica del sogno dove i residui del giorno vengono trattati come sintomi di un “trauma” a cui la mente cerca di trovare rimedio.


Anche E. Fromm (1951) ha allargato il ruolo del sogno come l’espressione di qualunque tipo di attività mentale, non solamente come una ciclica realizzazione di desiderio: Fromm intendeva il sogno come una lastra dei problemi che affliggono il sognatore e più precisamente come la rappresentazione di una reazione ad un episodio significativo ed emotivamente scottante (il residuo diurno) accaduto il giorno precedente al sogno. In tal senso quindi un sogno puo’ essere compreso solo alla luce delle vicende che lo hanno suscitato di giorno.


Langs (1988) ha suggerito che il sistema conscio avrebbe il compito di occuparsi prevalentemente dei problemi pragmatici del vivere quotidiano e delle questioni legate alla sopravvivenza della persona (mondo esterno), mentre il sistema inconscio profondo avrebbe il ruolo di farsi carico dei problemi emotivi (mondo interno), dato che i contenuti e le emozioni troppo angoscianti disturberebbero i processi logici di pensiero immediati che richiede la vita diurna. In tal senso quindi il sogno esprimerebbe tanto il mondo irrazionale dell’uomo quanto uno strumento “razionale” al proprio adattamento ambientale, permettendogli di acquisire preziose intuizioni difficilmente accessibili durante la veglia.


Gli autori contemporanei (Lichtenberg J., Lachmann F., Fosshage J., 1992 [2]; Fossi, 1994 [8]) confermano quanto detto ribadendo la funzione del sogno ad aspetti progressivi e di problem-solving: attraverso l’organizzazione e la riparazione di processi psichici il sognatore rivive un avvenimento significativo della giornata per rielaborarlo meglio, soprattutto per quanto concerne la sua “regolazione affettiva”. Tuttavia secondo questi autori le immagini del sogno non verrebbero utilizzate allo scopo di camuffare (e quindi per nascondere) qualcosa di segreto , ma semplicemente perchè possiedono maggior importanza evocativa, immaginifica e metaforica per il sognatore, facilitato così nella sua rappresentazione onirica.


T. Ogden (2008), seguendo il pensiero di Bion, vede nel sogno lo spazio vitale in grado di demarcare e differenziare la vita conscia da quella inconscia: è la capacità di sognare a garantire la salute mentale, cioè solo nel momento in cui le esperienze emotive diventano disponibili per il lavoro creativo all’interno del sogno, ossia in uno spazio dedicato che non vada ad intaccare indistintamente anche la vita diurna (come succede in forma estrema nelle psicosi). Il sogno quindi è uno spazio intermedio tra realtà e fantasia in cui la persona puo’ entrare nella propria vita con capacità immaginative e simboliche.


La ricerca empirica conferma che il sogno è un fenomeno complesso che svolge una fondamentale funzione adattiva per la persona, descrivendolo come un’attività mentale tesa ad organizzare e integrare attraverso la conservazione o la trasformazione di schemi adattivi acquisiti, anche in conflitto tra loro.



La prospettiva evoluzionista ed etnopsicoanalitica

“I sogni sono una stazione intermedia tra i problemi emotivi di ieri e le risposte del domani.” R. Langs

In accordo con l’ipotesi di Freud che pensava all’inconscio come ereditato filogeneticamente, arcaico, non acquisito successivamente dall’esperienza, Peciccia (2016) ipotizza l’esistenza di un collegamento diretto tra processo onirico e la gametogenesi che avviene durante la meiosi a livello biologico. L’autore evidenzia infatti come in entrambi i fenomeni avverrebbero i medesimi processi e le stesse finalità: attraverso spostamento, condensazione e - l’autore aggiunge - duplicazione da parte dei cromosomi, l’individuo è in grado di produrre allo stesso tempo conservazione (trasmissione di ogni metà del genitore) e novità, varietà (tramite il crossing-over).


Alcuni autori (Benedetti & Peciccia, 1995; Blechner, 2000) hanno suggerito come possa essere stato il sogno a rappresentare il principale fattore dell’evoluzione dell’homo sapiens secondo una duplice funzione: da una parte aiutandolo ad adattarsi all’ambiente, dall’altra conservandone storia e memoria. Infatti ad una prima riflessione, il fatto che l’individuo viva una totale paralisi motoria durante il sonno (esponendolo quindi come facile vittima ai predatori), suggerisce che i vantaggi in termini evolutivi dello sviluppo della fase REM (e quindi del sogno) debbano essere consistenti.


T. Nathan (2011) enfatizza, a tratti in modo anche radicale, le qualità predittive del sogno nell’uomo come in tutti i mammiferi dotati di vita onirica (e si pensa in misura minore anche in alcuni tipi di uccelli), intendendolo come una prefigurazione dell’avvenire. L’esempio più eclatante sarebbe l’incubo, considerato come l’anticipazione di un’aggressione o di pericolo imminente proveniente dal mondo esterno, che “perseguita” il sognatore finchè non ne capirà il significato. Seguendo il pensiero di M. Jouvet [7], secondo l’autore il sogno permetterebbe all’uomo di ristabilire ogni notte la propria unicità dal punto di vista genetico, riprogrammando i circuiti sinaptici responsabili della sua identità psicologica. In tal senso Nathan intende il sogno come una prescrizione, un fenomeno che diventa immediatamente azione futura grazie alla sua interpretazione, “un debito emesso nei confronti della realtà che bisogna onorare al più presto.” (2011, p.92)


Grazie al sogno presente, passato e futuro diventano strettamente interconnessi: il sogno servirebbe quindi sia a riprodurre internamente il mondo esterno per permettere alla persona di rispondere cognitivamente, affettivamente, socialmente in modo veloce e adattivo, sia a trovare nuove soluzioni a conflitti infantili passati (permettendo quindi un migliore adattamento). Ogni notte il sognatore sviluppando una sorta di film (come la sequenza di fotogrammi della pellicola cinematografica) riuscirebbe a riprodurre la percezione della realtà esterna e simulare anche “virtualmente” soluzioni e risposte funzionali a problematiche o mutamenti sociali. Grazie a questi processi, l’homo sapiens sarebbe stato in grado di sperimentare nell’arco di poche ore di una notte, diversi possibili scenari delle trasformazioni ambientali e sociali, provando ad anticiparli e risolverli.



Conclusioni

“Se sognare un po’ è pericoloso, il rimedio non è sognare di meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo.” M. Proust

Il sogno dunque rappresenta un dramma interiore stratificato in cui il sognatore mette in scena desideri e conflitti interiori (anche lontani nel tempo) che vanno poi ad intrecciarsi inestricabilmente con modi di vedere e di vivere situazioni nella realtà, non limitandosi a riprodurre e rispecchiare ma creando continuamente, seppure “a tentoni”, anche 4-5 volte la stessa notte per il medesimo problema.


Il paradosso umano però è che per prendere coscienza delle verità più importanti su sè stessi lo si puo’ fare solo se prima la mente è riuscita a garantirsi protezione rendendo sconosciuto il noto: il sogno è così incomprensibile proprio perchè ci porta lungo sentieri il più delle volte spiacevoli e dolorosi. D’altronde l’uomo si trova a vivere perennemente il conflitto tra il desiderio di sapere e di approdare a scoperte e soluzioni significative da un lato e l’esigenza di fuga e rimozione (per autoprotezione) dall’altro (motivo per cui spesso il sognatore non riesce a ricordarsi i sogni al mattino). Razionalmente il sognatore sa di essere l’artefice e l’unico traduttore del sogno, ma non puo’ fare a meno di percepirlo come qualcosa di estraneo a sè.


Non a caso l’inconscio, nonostante abbia un’influenza intensa e di ampia portata su quasi la totalità di ogni comportamento quotidiano, rimane totalmente inaccessibile all’esperienza diretta e immediata, pur continuando ad agire indirettamente, “in silenzio”. Ma proprio perchè “il sogno non si occupa mai di cose che non siano degne del nostro interesse anche di giorno e le minuzie, che non ci toccano di giorno, non riescono neppure a perseguitarci nel sonno” (Freud, 1899, p.25), il sogno continua a rimanere il miglior strumento a disposizione per permetterci di valorizzare la nostra stessa esistenza, poichè chi non attinge all’inconscio continua a rimanere in balia del proprio “destino”.


“I sogni dunque, ci aiutano a curare le ferite del passato, ma al tempo stesso sono capaci di guardare al futuro e di indicarci le direzioni lungo le quali incamminarci per diventare il meglio di noi stessi. Possiamo soltanto rimanere meravigliati di fronte alla genialità del sistema inconscio profondo che alimenta l’attività onirica. Soltanto alcuni di noi, nel migliore dei casi, sono dei geni nella vita di tutti i giorni. Tutti quanti, però, abbiamo un genio dentro di noi, uno straordinario sistema inconscio profondo che nel corso di millenni di evoluzione ha sviluppato enormi e sorprendenti capacità.” (R. Langs, 1988, p.271)



Esempio di un sogno e la sua decodificazione (Langs, 1988):


Michele è un assicuratore che ha superato da poco la quarantina e ha una moglie con cui di recente ha avuto qualche tensione che descrive essere di lieve entità.


Il giorno precedente al sogno Michele era stato a un “normale pranzo di lavoro” con un cliente (una donna a capo di un’azienda) per accordarsi su una polizza assicurativa. Una volta in cui stava per uscire dal ristorante, si era accorto di una cosa strana: con la coda dell’occhio aveva avuto l’impressione per una frazione di secondo che ci fosse sua moglie seduta con un uomo in un angolo appartato del ristorante. Preso per un attimo da una forte sensazione d’angoscia, Michele si era detto che non poteva di sicuro trattarsi di sua moglie Luisa, ma di qualcun’altra che le somigliasse. Una volta ritornato in ufficio verso sera, la moglie lo aveva chiamato dicendogli che era stata in città tutto il giorno e che potevano approfittarne per rimanere fuori a cena. Michele, nonostante la stanchezza e lo scarso entusiasmo, dopo un’accesa discussione su dove andare a mangiare, alla fine aveva accettato la proposta, optando per un ristorante che piaceva a lui.


Al ristorante Michele non fece che attaccar lite con Luisa a tutti i costi, a volte anche per futili motivi e Luisa, in risposta, non fece gran chè per cambiare tema di conversazione o sdrammatizzare la situazione. Una volta ritornati a casa, mentre si stavano preparando per andare letto, Luisa divenne improvvisamente seduttiva diventando così smaniosa ed esigente di fare l’amore che Michele, ancora teso per la cena trascorsa, non riuscì nemmeno ad avere un’erezione. Allora Luisa del tutto inaspettatamente aveva iniziato ad esibirsi in una danza allusiva anche se piuttosto goffa, creando in Michele imbarazzo e repulsione. Una volta a letto, i due quasi non si parlarono. La mattina dopo Michele si ricordò di questo sogno:


Era seduto ad un tavolo in un ristorante all’aperto. Si alzò dalla sedia e cominciò a cucinarsi il pranzo su una griglia. Nel frattempo guardava la moglie che stava pattinando sul ghiaccio di un laghetto di fronte al ristorante. Prese dalla griglia un hot dog e si mise ad aggredirlo a morsi. A quel punto la moglie gli disse: ‘Perchè non andiamo in un altro ristorante?’ Michele si sentì frustrato, e anche arrabbiato. Voltò le spalle per un attimo, ma quando si girò di nuovo la moglie era scomparsa, nonostante la zona fosse una distesa aperta e non ci fosse alcun posto nel quale nascondersi.’ (ibidem, p.45)


Le libere associazioni di Michele sulle varie parti del sogno furono le seguenti: il ristorante all’aperto del sogno gli ricordava il ristorante in cui era stato il giorno prima con la cliente (in estate i tavoli venivano messi all’aperto in una veranda che dava su un laghetto); la veranda lo aveva sempre incuriosito perchè aveva notato come divenisse spesso il luogo di effusioni amorose e luogo d’incontri, molto probabilmente clandestini; la moglie che pattinava gli ricordava la nuova cliente e la danza un po’ oscena di Luisa la notte prima; l’immagine della moglie che gli proponeva un altro ristorante la collegò alla discussione avuta con lei per accordarsi sulla scelta del ristorante; l’improvvisa scomparsa di Luisa nel sogno lo associò alla strana freddezza e al distacco osservato in lei durante la cena. L’immagine dell’hot dog sulle prime non sapeva spiegarsela. Poi improvvisamente gli venne in mente che “hot dog” era un modo che aveva sua madre di chiamare suo padre, una volta in cui lo aveva criticato di essere un uomo immaturo e bisognoso d’attenzione durante un intenso litigio per via di prove lampanti della sua infedeltà coniugale. A quel punto Michele riprovò la stessa sensazione di angoscia avvertita durante la fugace impressione di aver visto Luisa con un altro uomo la giornata prima. In seguito la sua mente fu inondata da un’ulteriore serie di associazioni: si ricordò di una casetta vicino ad un lago in cui un suo amico, molti anni prima, aveva trascorso una giornata con una donna sposata; il pattinaggio sul ghiaccio lo riportò agli anni dell’adolescenza, quando si era sentito attratto sessualmente dalla cugina, pattinatrice esperta, con lunghi capelli biondi molto simili a quelli della nuova cliente.


Avendo tutti i pezzi del puzzle a disposizione, è ora possibile comprendere meglio i significati latenti del sogno. Come si osserva, i sentimenti che Michele aveva provato in sogno facevano parte delle reazioni ai comportamenti della moglie il giorno precedente. In particolare il sogno di Michele, assieme alle sue associazioni, lo conducevano a rendersi conto di come la moglie avesse una relazione con un altro uomo: da mesi infatti Michele aveva avuto diversi indizi che aveva sempre preferito ignorarli, scacciando dalla mente tale possibilità dolorosa. Il sogno inoltre metteva in scena un altro problema emotivo: l’attrazione sessuale nei confronti della nuova cliente a cui aveva completamente sbarrato l’accesso alla consapevolezza.


Analizzando nello specifico il sogno si nota come Michele abbia spostato la danza seduttiva della moglie in camera da letto con la pista da pattinaggio sul ghiaccio. Tale immagine inoltre si è prestata per simbolizzare il rapporto freddo e distaccato con la moglie, l’esibizionismo di lei e la precarietà della lastra di ghiaccio come il loro rapporto. Il fatto di cucinarsi qualcosa da solo mostra l’eventualità prossima di solitudine quanto di necessità d’autonomia. L’immagine dell’hot dog assieme alla veranda del ristorante hanno mascherato le sue percezioni inconsce circa l’infedeltà della moglie, mentre l’atto dell’aggredire a morsi l’hot dog rispecchia la percezione da un lato che la moglie lo stesse danneggiando, dall’altro i suoi stessi impulsi di aggressione e distruzione nei confronti della moglie. L’hot dog inoltre è collegato anche alla dimensione boriosa ed esibizionistica del padre fedifrago che non si preoccupava troppo di celare i suoi tradimenti. Infine l’improvvisa scomparsa della moglie alla fine del sogno indica tanto la percezione di essere stato abbandonato da lei quanto il suo desiderio di liberarsi di lei. Cioè grazie al simbolismo, sentimenti in conflitto e opposti sono emersi attraverso la stessa rappresentazione: l’incorporazione orale del divorarla esprime il desiderio di tenerla dentro di sè per impadronirsene ma anche per distruggerla.


Lo stimolo della vita diurna che aveva turbato Michele attraverso percezioni angoscianti e conflitti si è dunque riproposto in forma mascherata nel sogno, rispecchiando emozioni e contenuti per lo più inconsci: come si nota, solo attraverso le libere associazioni proprie del sognatore e la collocazione nella situazione-stimolo della vita diurna è possibile arrivare a capire i possibili significati profondi del sogno che, nel caso ci si fosse affidati al solo contenuto manifesto, sarebbero potuti diventare infiniti e relativi, inefficaci dal punto di vista terapeutico.


Note:


[1] Bucci W. (1997), Psicoanalisi e scienza cognitiva. Una teoria del codice multiplo, Giovanni Fioriti Editore, Roma 1999.

[2] Lichtenberg J., Lachmann F., Fosshage J. (1992), Il Sé e i sistemi motivazionali: verso una teoria della tecnica psicoanalitica, Astrolabio, Roma 2000.

[3] Jung C. G., (1915), “On Psychological Understanding”, Journal of Abnormal Psychology, p.291

[4] Ferenczi S. (1931) Una revisione della interpretazione dei sogni Opere Vol. IV Firenze, Guaraldi 1964

[5] Fairbairn, W. R. D. (1944). Endopsychic structure considered in terms of object-relationships. The International Journal of Psychoanalysis, 25, 70–93

[6] Kohut H. (1977), La guarigione del Sé, Bollati Boringhieri, Torino

[7] Jouvet M. I paradossi della notte: veglia, sonno, sogno, GB, Padova, 1997

[8] Fossi G. (1994). Le teorie psicodinamiche dei sogni. Torino, Bollati Boringhieri.


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