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Riflessioni psicoanalitiche (H. Loewald, 1980)

Loewald H. (1980). Riflessioni psicoanalitiche. Masson. Milano, 1999.

Testo pressoché introvabile di un brillante psichiatra psicoanalista che certamente rappresenta uno degli autori che più creativamente ha saputo rivisitare la 'scatola nera' della metapsicologia freudiana mostrandone ancora la necessità e e l'attualità nella pratica psicoanalitica.


"La grande consapevolezza e competenza teorico-clinica cui ha saputo attingere resta un patrimonio di cui la comunità internazionale non ha ancora pienamente esplorato le profonde valenze innovative.

Questo volume raccoglie gli scritti più significativi in cui l'autore, con una ricchezza interpretativa rara, sa trasmettere al lettore il fascino di un'elaborazione teorica che, profondamente radicata nella realtà viva della pratica clinica, offre spunti di riflessione stimolanti sui concetti più problematici della psicoanalisi, tra i quali la natura dei processi di interiorizzazione, il rapporto tra l'io e la realtà, l'esperienza del tempo e della memoria, il complesso di Edipo, l'azione terapeutica della psicoanalisi." (quarta di copertina)


"Uno degli obiettivi programmatici, soprattutto iniziali, di Freud fu quello di liberare da un approccio razionalistico, da tendenze intellettualistiche, dalla sua opzione in favore della coscienza e, ponendoci dal punto di vista della morale del suo tempo, dalla sua preoccupazione per una portata più elevata, razionale, e moralmente accettabile della psiche. Non era solo Freud in questo suo interesse e nell'importanza accordata all'irrazionale nell'esistenza e nella natura umana, e nel rilievo dato alle forze primordiali, primitive, arcaiche ed infantili nella vita umana e nella psiche umana, incluso ciò che esiste 'in conseguenza della loro connessione con il corpo'. Ma Freud fu l'unico a portare queste tematiche all'interno del dibattito esistente in psichiatria e in psicologia e fu l'unico ad affrontare e penetrare queste tematiche con la logica e il metodo della ricerca scientifica.

Le pulsioni (Triebe) tuttavia in Freud non furono solo i meri costrutti speculativi o i concetti astratti di una teoria della motivazione o della personalità, da far derivare da altre forze motivazionali, da ordinare e classificare, distinguendole dagli affetti, dai processi percettivi, dai processi cognitivi, dai bisogni somatici. Le pulsioni sono (molto più di quanto vogliano ammettere scienziati, dottori, ministri e giudici, il circolo dei "colti", la cerchia degli "illuminati") ciò che fa andare avanti il mondo degli uomini, ciò che lo fa girare, ciò che spinge le persone ad attuare, pensare, sentire quello che fanno, nel modo in cui lo fanno, nell'eccesso, sia nelle loro autolimitazioni, inibizioni, paure, nella loro quotidianità, nei confronti della loro famiglia e degli altri in generale, nelle loro occupazioni e preoccupazioni professionali e civilizzate. Sono le pulsioni che dominano nei grandi amori e nelle passioni degli uomini, nella loro vita sentimentale; sono le pulsioni che influenzano il comportamento umano, nei confronti delle autorità, come di un bambino. Le pulsioni rendono gli uomini pazzi e malati. Li spingono alla perversione e al crimine, li rendono ipocriti e bugiardi, o fanatici per la verità e virtuosi, li trasformano in creature pure, o bigotte e piene di pregiudizi, fanno degli uomini degli esseri angosciati ed inquieti. Fanno dei loro bisogni sessuali, delle loro preoccupazioni ed inibizioni le radici della maggior parte di tutto questo. Il comportamento razionale, civile, misurato, le buone maniere, le azioni, i pensieri ed i sentimenti, nobili, cortesi ed elevati, così altamente valutati diventano per la maggior parte nient'altro che posture, formalità ed esteriorità, auto-negazione, razionalizzazioni, distorsioni, fughe, la sottile maschera di superficie che copre e abbellisce la vera vita e il reale potere delle pulsioni.


La vita del corpo, dei bisogni, delle abitudini, delle funzioni del corpo, i baci e gli escrementi, i sapori, gli odori, i rumori, le percezioni tattili e visive, le sensazioni, le carezze e gli schiaffi, o i tic, il portamento, l'andatura, le espressioni facciali, il pene e la vagina, la lingua, le mani e le braccia e le gambe e i piedi, i capelli, il dolore ed il piacere, l'eccitazione fisica e l'atarassia, la violenza, l'infelicità e la beatitudine: tutto questo è nel corpo nel contesto della vita umana. Il corpo non è prima di tutto fondamentalmente l'organismo con i suoi organi e le sue funzioni fisiologiche, con le strutture anatomiche, la rete nervosa e i processi chimici. Il corpo non è riducibile all'organismo fisiologico. Se Freud non avesse pensato tutto questo e non avesse visto le eccentricità e le paure degli uomini, le sue personali e quelle dei suoi pazienti, non sarebbe mai stato in grado di scrivere i suoi casi clinici e di fondare una psicoanalisi, come scienza, distinta dalla neurologia, dalla psichiatria accademica dalla psicologia: non sarebbe neanche stato capace di capire i sogni e i motti di spirito, le nevrosi e la psicopatologia della vita quotidiana. Freud ha inventato, in parte a dispetto delle sue inclinazioni e non senza tormentosi dubbi un metodo totalmente nuovo, un modello originale di ricerca scientifica, che si oppone ai principi e ai metodi scientifici derivati o ideati per una differente dimensione del reale, per un diverso campo della realtà, principi e metodi che invalidano un corretto approccio alla comprensione della vita psichica. Freud ha potuto fare tutto, riuscendo nella sua impresa, solo rifiutandosi di accettare le anguste limitazioni imposte alla scienza dalla comunità scientifica del suo tempo, di cui egli tuttavia resta figlio. Freud ha rotto questi limiti ed ha ampliato l'orizzonte del campo d'azione della scienza, sebbene fu restio ad accettare le conseguenze di questo suo atto coraggioso, in tutte le loro implicazioni. Ma se Freud non avesse fatto tutto questo, la psicoanalisi non avrebbe mai avuto sulla vita moderna e sul pensiero scientifico il forte impatto che oggi dobbiamo riconoscerle.


Le pulsioni e la vita del corpo, considerati secondo la prospettiva qui abbozzata, sono una unica cosa. Diventano due cose separate solo quando noi introduciamo surrettiziamente l'astratta distinzione tra corpo e psiche, tra soma e mente. Ma una volta fatto questo le pulsioni in psicoanalisi devono essere concepite come concetti psicologici. Credo che parlare di Eros e Thanatos, di Amore e Morte, come universali tendenze cosmi che, significhi reintrodurre la psiche nel biologico e nel fisico. Se questo sia o non sia legittimo, resta, a mio avviso, una questione aperta. La psiche, tutta via, dovrebbe in ogni evento non essere psiche o mente in termini di psicologia umana. All'interno del quadro di riferimento teorico della psicoanalisi come scienza della psiche umana, se accettiamo i concetti di Eros e Thanatos (o almeno la loro formulazione meno "metafisica", di una dualità di libido e aggressività), dobbiamo allora parlare delle pulsioni come di rappresentanti psichici, e quindi delle pulsioni di vita e di morte come tali rappresentanti." (p. 105- 106)

 

"La psicoanalisi à interpretazione. Freud non a caso ha intitolato la sua opera fondamentale L'interpretazione del sogni. L'attività essenziale della psicoanalisi è quella interpretativa. La vita psichica degli individui viene interpretata in un modo nuovo, in quanto assume un significato e una coerenza interna che finora non aveva mai avuto e che nessuno aveva mai visto ed esplicitato. Di conseguenza è cambiato il significato di ciò che noi chiamiamo dimensione psichica, psiche o mente. L'uomo ha ottenuto un nuovo potere di comprendere, e quindi di influenzare, la vita umana osservando fenomeni ed eventi fino ad allora sconosciuti o ignorati, interpretandoli in un modo che non era mai stato applicato alla vita psichica e riportando fenomeni psicologici già conosciuti all'interno del nuovo metodo interpretativo, cioè comprendendoli in modo diverso. Interpretazione: noi non abbiamo altri metodi di approccio alla mente se non l'osservazione e la comprensione o l'azione, E solo all'interno di un contesto di significati, in cui l'interpretazione è data per scontata, che possiamo parlare del materiale in questione, riferendoci ad esso come a "fatti". Abbiamo la tendenza ad avere a che fare con questo materiale come se si trattasse di tavoli e sedie, dimenticandoci o non dando importanza al fatto che l'attività mentale dell'interpretazione è implicata in tutto ciò, sebbene nascosta. Anche i tavoli e le sedie sono tali solo all'interno di un contesto di significazione, al di fuori del quale tornano ad essere soltanto strane forme e pezzi assemblati di cose. La psicoanalisi è tuttavia un caso speciale. La sua stessa essenza è l'interpretazione. Lo psicoanalista interpreta i sogni, i lapsus, i sintomi, le fantasia, i pensieri, i comportamenti, gli umori, le emozioni, i ricordi, i progetti, le azioni, le decisioni, le scelte fatte o contemplate, la malattia fisica, le circostanze della vita, in poche parole lo psicoanalista interpreta tutto e sempre, interpreta in qualsiasi momento qualsiasi cosa che il paziente riveli o possa essere dedotto da ciò che egli rivela. L'interpretazione dello psicoanalista si basa. e per questo ha significato, su una fondamentale assunzione: qualsiasi cosa salti fuori ha una motivazione personale. Questa assunzione è l'interpretazione più generale che costituisce la base per tutte le interpretazioni particolari. " (p. 84)

 

"Ci sono due esperienze, che si pongono al due poli opposti della dimensione temporale, che possono gettare luce sul problema del tempo. Entrambe sono eccezionali, nel senso che per la maggior parte delle persone raramente diventano del tutto consce. Nella nostra civiltà attuale c'è la tendenza a considerarle come fenomeni patologici, perché costituiscono i limiti estremi, oltre i quali non è più valida la nostra consueta, normale organizzazione del mondo. Ad un estremo c'è l'esperienza dell'eternità, in cui il flusso del tempo i fermato, sospeso. Il concetto di eternità deve essere tenuto ben distinto dai concetti di perennità e di continuità temporale. I filosofi della Scolastica parlavano di nunc stans, di istante perpetuo, dove non ci sono differenze tra passato, presente e futuro, dove non ci sono ricordi, desideri, aspettative, ma solo un totale assorbimento nella completezza dell'essere, o in ciò che è. In quanto ciò che sembra durare per sempre, anche in caso di grandi cambiamenti, quali le rivoluzioni degli astri e del sole, pare che non condivida la natura temporale di un passato e di un futuro diverso dal presente, ciò che per sempre dura è con-fuso con l'eternità e con l'istante perpetuo. Ma l'esperienza dell'eternità non include la continuità perenne, il durare per sempre. Nell'eternità è sospeso il tempo, inteso come qualcosa che nei suoi modi di passato, presente, futuro, articola l'esperienza e comunica l'idea della successione, della simultaneità e della durata degli eventi. Tuttavia poiché questa esperienza può essere ricordata, tende ad essere descritta retrospettivamente in termini temporali che sembrano richiamare o essere vicini o simili a tale stato. Stati di questo tipo sono stati descritti dai mistici e per alcuni aspetti sono avvicinabili agli stati d'estasi raggiunti per effetto di certe droghe o durante stati emozionali di eccezionale intensità. In situazioni di gioia estrema, o di profonda tristezza, talvolta durante l'intensità dell'atto amoroso e durante l'orgasmo, all'apice degli stati maniaci o depressivi, nella felicità più perfetta o nella disperazione più nera, scompaiono gli attributi temporali dell'esperienza e rimane solo l'ora, l'adesso, come qualcosa al di fuori e al di là del tempo. Nella sua discussione sull'origine del sentimento religioso, Freud considera brevemente quello che lui chiama 'sentimento oceanico' e la sua relazione con il concetto di eternità; egli mette in relazione questo sentimento dell'lo con il sentimento primordiale dell'Io precoce del neonato, precedente alle differenziazioni successive tra soggetto ed oggetto, e allude alle relazioni esistenti tra queste discussioni e la questione della 'sapienza del misticismo' e "un numero di oscure modificazioni della vita psichica, come gli stati di trance e di estasi".


Al polo opposto c'è l'esperienza della frammentazione, di un mondo fatto a pezzi, dove nessun frammento ha un significato. Si disgrega il continuum temporale attraverso il quale noi riusciamo a tenere insieme tutto il nostro mondo, si apre una falla tra le interrelazioni e le connessioni esistenti tra passato, presente e futuro, tutto si rompe dividendosi in pezzi elementari più piccoli, così che ciascun istante perde la sua relazione con gli altri istanti e con il tutto e resta da solo, non riassorbito nell'abbraccio donatore di senso del flusso continuo del tempo. Mentre nell'esperienza dell'eternità (che oggettivamente dura solo per una piccola frazione di tempo) le relazioni temporali svaniscono all'interno di una unità che abolisce la nozione di tempo, nell'esperienza della frammentazione il tempo viene eliminato nell'annichilimento del senso di collegamento e appartenenza delle parti ad un tutto. Per esprimere lo stesso concetto in altre parole potremmo dire che nell'esperienza dell'eternità tutto il senso è condensato nell'unità globale, indifferenziata dell'istante eterno, dell'essere ora, del nunc stans ed è possibile uscire da questo stato ripristinando la normale concezione temporale mondana con il suo significato. Nell'esperienza della frammentazione invece sparisce proprio il significato, ovvero le connessioni, ogni istante è pieno solo di se stesso e non partecipa della pienezza del tutto, non è nulla. È possibile anche qui rintracciare affinità genetiche con i primi stadi del funzionamento psichico in cui la connessione delle esperienze, che è di tipo temporale, non è ancora stata del tutto o in parte stabilita. Le esperienze dell'estraniamento, della depersonalizzazione, della derealizzazione potrebbero essere considerate vicine a quella della frammentazione. Il fatto che le esperienze dell'eternità e della frammentazione sono spesso meglio comprese come difese contro l'ansietà, come fuga dal mondo della realtà temporale, non invalida comunque il loro statuto di autentici rappresentanti di stati extratemporali." (p. 121-122)


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