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Articolo dedicato alla Giornata di Studio OPIFER tenutasi a Bologna il 5 luglio 2026, dal titolo:
"La mente incarnata: psicoanalisi, neuroscienze e linguaggio del corpo".
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Il presente lavoro propone un’audace riconcettualizzazione dell'unità biopsichica integrando i principi della fisica quantistica e il campo analitico con il monismo del doppio aspetto. Destituendo il dualismo cartesiano, la dinamica fisica del collasso della funzione d'onda offre un modello epistemologico per la psicoanalisi relazionale: il campo analitico agisce come un apparato di misurazione intersoggettivo in cui l'analista perturba e attualizza lo stato psichico potenziale del paziente. Sul versante neurobiologico, si esplora l'ipotesi che la biologia quantistica e la rete dei microtubuli citoscheletrici forniscano l'hardware necessario per elaborare dinamiche di entanglement a livello cellulare. Tale interconnessione non locale sembra individuare il proprio isomorfismo macroscopico nello sviluppo fetale. L'ecosistema uterino opererebbe come un campo unificato antecedente alla scissione spazio-temporale inaugurata dalla nascita, depositando nel sostrato neurovegetativo una traccia implicita dell'originaria aderenza all'ambiente. Adottando il costrutto dell'Unus Mundus junghiano e la prospettiva neuropsicoanalitica contemporanea, l'alterazione somatica e il vissuto pisichico cessano di operare secondo una sequenza di causa-effetto. Essi rappresentano una duplice declinazione fenomenologica della medesima realtà, sancendo il termine della scissione mente-corpo e riconducendo la struttura umana all'incessante spinta verso il ripristino dell'entanglement originario all'interno della matrice indivisa dell'Uno.
La fisica quantistica ha destrutturato l'assunto di una materia solida indipendente dall'osservazione. Il paradigma inaugurato nei primi decenni del Novecento ridefinisce la realtà fisica quale rete di interazioni probabilistiche, privando l'elettrone di attributi intrinseci preesistenti all'evento relazionale (Bohr, 1928; Heisenberg, 1958). La meccanica quantistica relazionale (Rovelli, 2014) scardina l'assunto di una realtà popolata da oggetti dotati di attributi intrinseci assoluti. Nella fisica classica un corpo possiede posizione e quantità di moto a prescindere dal resto dell'universo, mentre il paradigma quantistico dimostra che tali proprietà si materializzano esclusivamente nel momento in cui due sistemi fisici scambiano informazione. Un elettrone isolato resta un'astrazione matematica priva di coordinate fisiche tangibili: esso acquisisce uno stato definito unicamente in relazione allo strumento di misurazione con cui interagisce. La nozione di sostanza evapora e il tessuto del cosmo si rivela una rete di relazioni pure, in cui i presunti oggetti stabili esistono come meri punti di intersezione fenomenica.
Il pilastro della rivoluzione quantistica risiede nella confutazione del dualismo cartesiano, l’impostazione filosofica che separava categoricamente la res cogitans (il soggetto conoscente) dalla res extensa (l'oggetto misurabile). Secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg (1927), nel mondo quantistico risulta impossibile determinare simultaneamente e con precisione assoluta variabili coniugate quali la posizione e la quantità di moto di una particella. L'atto esplorativo cede inevitabilmente energia al sistema, alterandone lo stato, così che l'osservatore e il fenomeno osservato si leghino in un singolo blocco indivisibile.
In modo analogo, l'equazione di Schrödinger descrive l'evoluzione deterministica di un sistema quantistico unicamente finché esso permane isolato dalle perturbazioni esterne. In questa condizione il sistema abita uno spazio matematico definito "sovrapposizione di stati", in cui molteplici configurazioni potenziali coesistono come ampiezze di probabilità. È la rottura di questo isolamento, ovvero l'interazione meccanica con un apparato di rilevazione macroscopico, a innescare il collasso della funzione d'onda. L'interferenza osservativa costringe la molteplicità probabilistica a precipitare istantaneamente in un singolo esito fattuale e storicizzabile.
Il movimento teorico che ha condotto alla psicoanalisi relazionale registra uno slittamento epistemologico fondamentale. Il modello classico freudiano, radicato nel clima scientifico del positivismo ottocentesco, mutuava i propri assiomi dalla termodinamica di Helmholtz e dalla meccanica di Newton. In questo quadro, l'apparato psichico veniva descritto come un sistema chiuso governato da forze energetiche endogene, le pulsioni, operanti secondo leggi balistiche e causali. L'osservatore clinico, l'analista, era relegato al ruolo di schermo opaco, un decodificatore estraneo alle dinamiche interne di una monade isolata, il paziente. Questo impianto deterministico collassa decenni prima nelle scienze esatte, inaugurando un riposizionamento che la clinica psicologica adotterà con colpevole ritardo.
Il modello pulsionale presupponeva l'esistenza di un trauma sepolto o un conflitto intrapsichico cristallizzato che il terapeuta doveva semplicemente portare alla luce, analogamente a un archeologo alle prese con un reperto inerte. L'approccio inaugurato dall'osservazione partecipante di Sullivan (1953) e radicalizzato dalla teoria dei sistemi intersoggettivi (Stolorow & Atwood, 1992) posiziona l'analista organicamente all'interno del perimetro di indagine. La soggettività del clinico cessa di figurare come un fattore di disturbo da minimizzare attraverso l'analisi didattica: essa diviene lo strumento di misurazione che forza il campo relazionale ad assumere specifiche conformazioni.
Infatti, il materiale psichico del paziente si presenta in analisi allo stato di potenzialità diffusa. L'ascolto analitico, orientato da una specifica matrice teorica e da un peculiare assetto affettivo, fa collassare questa nuvola di probabilità in una narrazione definita. L'esplorazione altera il ricordo e il sintomo dal primo istante di contatto. La nevrosi di traslazione dismette la sua veste di coazione a ripetere unidirezionale: il paziente oltre a trasferire sull'analista un cliché del passato in modo meccanico, sviluppa una sintomatologia relazionale inedita, la cui forma è inestricabilmente legata alla specifica identità del terapeuta che lo ha in cura (Mitchell, 1988).
La dinamica del collasso quantistico offre dunque un’analogia per ridefinire l'evento trasformativo della seduta clinica e la fenomenologia dell'insight. L'ascolto dell'analista opera come un apparato di misurazione: una specifica decodifica verbale o una repentina sintonizzazione somatica perturbano il campo condiviso. L'incontro intersoggettivo innesca il collasso relazionale di questa sovrapposizione di stati emotivi, l'insight clinico diventa l’attualizzazione di una forma di senso inedita e l'indeterminatezza del vissuto si cristallizza in una narrazione cosciente fatta di certe rappresentazioni ed emozioni. L'evento terapeutico permette all'angoscia di assumere un costrutto pensabile, il cui significato ultimo risulta inscindibile dall'assetto mentale del terapeuta che ha concorso a formularlo.
Similmente, il transfert dismette la mera funzione di proiezione di un copione arcaico per emergere come fenomeno contingente co-creato dalle variabili del campo bipersonale. Il fenomeno clinico manifestatosi in seduta risulta inseparabile dall'assetto soggettivo dell'analista: il materiale inconscio prende forma secondo traiettorie non determinabili a monte, rigorosamente plasmate dalla reciproca perturbazione interattiva.
Nel dominio della fisica delle particelle, l'illusorietà della separazione locale trova evidenza nel fenomeno dell'entanglement (Aczel, 2002). Due particelle originate da una sorgente comune mantengono una correlazione strutturale irreversibile: sottoponendo a misurazione lo spin di un elemento, l'altro assume istantaneamente uno stato complementare, indipendentemente dalla distanza astronomica interposta. L'entanglement rivela la spazialità come proprietà emergente: il sistema correlato abita un sostrato quantistico in cui i due costituenti operano a tutti gli effetti come un'unica funzione d'onda globale, destituendo il concetto di distanza fisica di qualsiasi validità assoluta (Musser, 2015) .
A fronte di tale destrutturazione dello spazio, l'interrogativo si sposta inevitabilmente sul piano macroscopico: è possibile che tale correlazione non locale si estenda anche alla struttura biologica umana? E attraverso quale hardware anatomico l'organismo potrebbe processare l'entanglement intersoggettivo? Affinché l'inconscio possa operare quale percezione soggettiva di questo campo originario indiviso, il sistema nervoso centrale necessita di un meccanismo di trasduzione biofisica. Il modello canonico della neurofisiologia descrive l'elaborazione dell'informazione tramite potenziali d'azione, flussi ionici transmembrana e diffusione di neurotrasmettitori nello spazio sinaptico che seguono la termodinamica classica. Invece l'ipotesi di un'interfaccia con il campo quantistico converge nel modello della “riduzione oggettiva orchestrata” (Orch-OR), formulato ormai più di trent’anni fa dal fisico premio Nobel Roger Penrose (1994) e dall'anestesista Stuart Hameroff. Esso individua nei filamenti proteici dei microtubuli citoscheletrici il sito esatto della transizione tra la fisica fondamentale e la biologia. Questi polimeri ospitano cavità microscopiche isolate in cui le particelle subatomiche permangono in stati di molteplice sovrapposizione, agendo da scudo protettivo contro il disordine termico cerebrale. Secondo la teoria, raggiunta una soglia critica di instabilità gravitazionale, il sistema subisce un collasso spontaneo della funzione d'onda che coincide con l'insorgere della percezione cosciente.
Tale processo produce un effetto a cascata innescando una microscopica alterazione strutturale del microtubulo, la quale governa a sua volta il rilascio di neurotrasmettitori nelle sinapsi. Sebbene la neurobiologia classica escludesse l'esistenza di tali dinamiche giudicando l'ambiente cerebrale eccessivamente caotico, recenti indagini strumentali sfidano questa preclusione. Sono state infatti rilevate precise risonanze di frequenza nei microtubuli, attestando la loro capacità di condurre stati di coerenza quantistica a temperature fisiologiche (Bandyopadhyay, 2022); test di ottica quantistica (Zoghi et al., 2025) hanno verificato il fenomeno della luminescenza ritardata, osservando come i filamenti citoscheletrici assorbono la luce e la trattengono per rilasciarla con scarti temporali misurabili, confermando che l'impalcatura cellulare opera come un circuito ottico deputato a processare l'informazione a un livello radicalmente più profondo del tradizionale scambio elettrico di membrana.
D’altronde le recenti indagini della biologia quantistica (Al-Khalili e McFadden, 2014) chiariscono che l'evoluzione ha ingegnerizzato la cellula per sfruttare le leggi subatomiche, ottimizzando processi vitali altrimenti inspiegabili per la biochimica convenzionale. Uno dei fenomeni più documentati riguarda la catalisi enzimatica, dove, per sostenere il metabolismo, gli enzimi devono spostare protoni ed elettroni superando enormi resistenze chimiche. Evitando di forzare la materia oltre l'ostacolo con un dispendio energetico estremo, la biologia impiega l'effetto tunnel: la particella attraversa la barriera di potenziale in virtù della propria natura ondulatoria. Senza tale efficienza molecolare, respirazione e digestione risulterebbero ineseguibili. Il secondo fenomeno è la magnetorecezione aviaria, fondata sull'entanglement. L'occhio di specie migratorie come il pettirosso utilizza una proteina, il criptocromo, che assorbendo luce genera coppie di elettroni intimamente correlati. Questa struttura subatomica opera come un radar supersensibile, capace di intercettare l'inclinazione del campo magnetico terrestre per tradurla in impulsi visivi e fornire all'animale una rotta di navigazione istantanea.
Tali evidenze sperimentali destituiscono l'assunto che l'ambiente cellulare risulti eccessivamente caotico, mostrando come la materia vivente possieda gli strumenti per preservare stati di coerenza quantistica, isolandoli dal disordine termico e dal rumore molecolare dell'ambiente cellulare interno.
Accertata la fattibilità biofisica di un'interfaccia quantistica cellulare, é d'uopo spostarsi ora sul piano ontogenetico. Affinché il cervello umano sviluppi la capacità di processare l'entanglement, la strutturazione primaria dei suoi microtubuli deve avvenire all'interno di un ecosistema isolato e caratterizzato dall'assenza di confini percettivi. Il salto di scala tra l'indeterminazione subatomica e la struttura anatomica sembra trovare la sua traduzione evoluzionistica nello sviluppo intrauterino. L’ipotesi è che l'ecosistema fetale costituisca il frattale biologico dell’unità indivisa del campo quantistico, offrendo una declinazione materiale dell'Uno ipotizzato dalla fisica teorica (Päs, 2023). Per esplorare la tenuta di questo isomorfismo occorre innanzitutto descrivere la fenomenologia biologica e sensoriale che caratterizza l'ambiente amniotico, definendo i contorni di un'esistenza antecedente al dualismo.
All'interno del grembo materno, l'isolamento dell'individuo e la dicotomia tra psiche e soma sembrano costituire un'impossibilità strutturale (Rascovsky, 1960). Prima dello sviluppo di un apparato corticale maturo atto a categorizzare gli stimoli provenienti dall'esterno, il feto abita una dimensione di assoluta immersione. L'unità feto-placentare opererebbe a tutti gli effetti come un campo unificato in cui due genomi distinti condividono una singola risonanza emodinamica. Il nascituro è sospeso in un liquido che attutisce i vettori gravitazionali, ricevendo un flusso continuo di molecole vitali e variazioni ormonali (Nathanielsz, 1992). L'alterazione biochimica materna, come un picco di cortisolo generato da uno stress ambientale, attraversa il filtro placentare e altera istantaneamente l'omeostasi cellulare del feto. In questa fase dello sviluppo, l'informazione fisiologica coinciderebbe integralmente con il vissuto primordiale, rendendo il corpo in formazione un recettore di coscienza diffusa. L'esperienza intrauterina si strutturerebbe pertanto come priva di un perimetro divisivo tra il sé e il mondo circostante, ovvero di separatezza spazio-temporale.
Questa continuità tissutale e recettiva potrebbe costituire la radice biologica di quello che Romain Rolland, in un celebre scambio epistolare con Sigmund Freud (1927), definì "sentimento oceanico". Tale sensazione di indissolubile legame con l'universo sembrerebbe trovare nell'esperienza fetale la propria neurogenesi. Il sentimento oceanico coinciderebbe con la traccia mnestica di un'epoca in cui l'organismo viveva in perfetta aderenza al proprio ecosistema, eludendo l'attrito generato dalla molteplicità.
La cesura di questa sovrapposizione quantistica macroscopica coinciderebbe con l'evento anatomico del parto. Come teorizzato da Rank (1924), l'espulsione dal grembo materno sancisce l'inaugurazione traumatica della separatezza. La nascita impone la fine dell'adattamento idrostatico e l'ingresso in una dimensione atmosferica governata dalla gravità, istituendo la diacronia del tempo, la frammentazione dello spazio, e soprattutto la dicotomia percettiva tra un "dentro" e un "fuori" destinata a fondare la successiva scissione cartesiana.
Tuttavia, sembra che la memoria di questa correlazione permanga incisa al di sotto della soglia di consapevolezza.
Le indagini neuropsicoanalitiche di Mauro Mancia (2004) sulla memoria implicita chiariscono come le esperienze precoci, formatesi antecedentemente alla maturazione dell'ippocampo, eludano la rimozione dinamica per inscriversi stabilmente nelle reti sottocorticali e nell'amigdala. Questo archivio pre-verbale si codifica in modo esclusivo nel sostrato neurovegetativo profondo, bypassando la rappresentazione simbolica.
L'entanglement intrauterino sopravviverebbe così sotto forma di tensione strutturale, una pulsione silente volta a ripristinare la coerenza originaria, un tentativo incessante delle nostre reti cellulari di tornare a risuonare all'unisono con il tutto.
Decenni prima della validazione strumentale della coerenza quantistica nei sistemi biologici, il sodalizio intellettuale tra il fisico Pauli e Jung (1952) tentò di tracciare un ponte speculativo tra l'indeterminazione subatomica e l'inconscio collettivo. Questa convergenza produsse il concetto di Unus Mundus: un sostrato ontologico indiviso, definito "psicoide", all'interno del quale materia e psiche risulterebbero radicate nella medesima matrice di entanglement, preesistente a qualsiasi successiva differenziazione fenomenologica.
L'attuale neuropsicoanalisi, guidata da Solms (2021), dota questa intuizione teorica di un fondamento neurobiologico attraverso il "monismo del doppio aspetto" di derivazione spinoziana. L'apparato biologico umano, vincolato da necessità adattive filogenetiche, intercetterebbe la realtà secondo due vettori informazionali divergenti, generando l'illusione strutturale di un dualismo sostanziale. L'indagine rivolta verso l'esterno, avvalendosi della strumentazione medica o della percezione sensoriale, fa collassare il sistema sull'estensione spaziale misurabile, intercettando l'architettura neurale e la chimica sinaptica. Parallelamente, il medesimo organismo, volgendo l'attenzione verso il proprio ambiente interno, processa l'identica perturbazione biologica sotto forma di stati affettivi, conflitti inconsci, coscienza soggettiva. Sostanza quantificabile ed esperienza qualitativa costituirebbero dunque le interfacce complementari di una singola unità originaria insondabile in via diretta.
In questa cornice l'individuo recupera la sua integrale unità biopsichica, in cui biologia e psiche obbediscono alla medesima organizzazione informazionale. La pulsione inconscia profonda si rivela essere una necessità termodinamica e strutturale: l'incessante tentativo della rete cellulare di ripristinare la risonanza del campo quantistico originario, incisa stabilmente nella memoria implicita sotto forma di vissuto fetale.
Nella stanza di analisi, tale memoria pre-verbale aggira la rappresentazione simbolica ed emerge inequivocabilmente attraverso il linguaggio del corpo: attivazioni neurovegetative, resistenze somatiche, sintonizzazioni posturali costituiscono la traccia osservabile di una biologia che tenta, istante dopo istante, di riannodare l'entanglement perduto.
Aczel, A. D. (2002). Entanglement. Il più grande mistero della fisica. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2004.
Al-Khalili, J., & McFadden, J. (2014). La fisica della vita. La nuova scienza della biologia quantistica. Bollati Boringhieri, Torino, 2015.
Bandyopadhyay, A. (2022). Organizing and Disorganizing Resonances of Microtubules, Stem Cells, and Proteins Calculated by a Quantum Equation of Coherence. Journal of Modern Physics, 13(12).
Bohr, N. (1928). Il postulato dei quanti e il recente sviluppo della teoria atomica. In La teoria atomica e la descrizione della natura. Bollati Boringhieri, Torino, 1980.
Freud, S. (1927). Il disagio della civiltà, Bollati Boringhieri, Torino, 1989.
Heisenberg, W. (1927). Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica quantoteoretica. In I principi fisici della teoria dei quanti. Boringhieri, Torino, 1948.
Heisenberg, W. (1958). Fisica e filosofia. Il paradosso quantistico. Il Saggiatore, Milano, 1961.
Mancia, M. (2004). Sentire le parole. Archivi sonori della memoria implicita e musicalità del transfert. Bollati Boringhieri, Torino, 2004.
Mitchell, S. A. (1988). Gli orientamenti relazionali in psicoanalisi. Per un modello integrato. Bollati Boringhieri, Torino, 1993.
Musser, G. (2015). Inquietanti azioni a distanza. Adelphi, Milano, 2017.
Nathanielsz, P. W. (1992). Un tempo per nascere. Le nuove conoscenze sulla vita fetale. Bollati Boringhieri, Torino, 1995.
Pauli, W., & Jung, C. G. (1952). L'interpretazione della natura e la psiche. Bollati Boringhieri, Torino, 1993.
Penrose, R. (1994). Ombre della mente. Alla ricerca della scienza della coscienza. Rizzoli, Milano, 1996.
Päs, H. (2023). L'Uno. Come un'antica idea racchiude il futuro della fisica. Bollati Boringhieri, Torino, 2023.
Rank, O. (1924). Il trauma della nascita. SugarCo, Milano, 1990.
Rascovsky, A. (1960). Lo psichismo fetale. Bollati Boringhieri, Torino, 1980.
Rovelli, C. (2014). La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose. Raffaello Cortina Editore,
Milano, 2014.
Solms, M. (2021). La fonte nascosta. Un viaggio alle origini della coscienza. Adelphi, Milano, 2023.
Stolorow, R. D., & Atwood, G. E. (1992). I contesti dell'essere. Le basi intersoggettive della vita psichica. Astrolabio Ubaldini, Roma, 1993.
Sullivan, H. S. (1953). La teoria interpersonale della psichiatria. Feltrinelli, Milano, 1962.
Zoghi, M., Batarseh, M., Wu, R., Tuszynski, J. A., & Dogariu, A. (2025). Dynamics of Delayed Luminescence in Tubulin and Microtubule Constructs: an Insight into Collective Radiative Effects. In Optica Biophotonics Congress 2025. Optica Publishing Group.
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